FILIPPO TOMMASO MARINETTI
Riamato creatore amante di poesia Stratosferico cacciatore d'immagini e terrestre meteora di bellezza a cui la spada di Ariele Arcangelo dà luce e fuoco
Ritratto parolibero, in Firenze biondazzurra sposerebbe futurista morigerato (F.T. Marinetti, A. Viviani)
LA VITA
1876-1894: LA FAMIGLIA, L'INFANZIA, L'ADOLESCENZA
Filippo Tommaso Marinetti nasce ad Alessandria d’Egitto il 22 dicembre del 1876 da Enrico Marinetti e Amalia Grolli. Il nome di battesimo è in realtà Emilio Angelo Carlo e in molti documenti (ad esempio nel diploma di bachelier) compare anche come Filippo Achille Emilio (Philippe Achille Èmile). In famiglia è chiamato Tommaso, Tom o Thomas. Ma il giovane poeta si firma Filippo Tommaso (Filippo è infatti il nome di un nonno). Alcuni lo abbreviano in Effetì.
Il padre Enrico, vogherese, è un avvocato civilista. La madre, Amalia Grolli, figlia di un professore di Lettere a Milano, è già sposata con altro uomo. I due decidono di scappare insieme e di trasferirsi nel 1873 ad Alessandra d’Egitto. Due anni dopo nasce il primo figlio Leone, ancora un anno ed è la volta di Emilio Angelo Carlo: a causa della condizione coniugale di Amalia, che non può riconoscere i figli, entrambi risulteranno nei documenti ufficiali di “madre ignotaâ€. Il padre, descritto in seguito da Filippo Tommaso come il più grande avvocato civilista di Alessandria d’Egitto, certamente aveva raggiunto una posizione professionale di tutto rispetto nella città africana. Filippo Tommaso eredita da lui la grande forza di volontà e la tenacia. La madre, invece, tenerissima e sensibile, educa il giovane alla poesia e all’arte.
Filippo Tommaso frequenta il collegio gesuita Saint François Xavier di Alessandria. Nel febbraio del 1894 fonda con alcuni suoi amici la sua prima rivista letteraria: Le papyrus. La rivista anticipa già qualche tratto futurista di Marinetti (coraggio, audacia, lotta al conformismo).
Nello stesso 1894 lascia improvvisamente il collegio per dissidi con i gesuiti. Il giovane Marinetti sosterrà di essere stato allontanato dal collegio per avervi portato alcuni testi di Zola. Poco dopo si trasferisce a Parigi, dove prende il diploma di bachelier.
1895-1908: L'UNIVERSITA' E LE PRIME PROVE POETICHE
Si iscrive quindi alla facoltà di legge di Pavia. Nel 1895 muore il fratello Leone, che frequentava la stessa facoltà universitaria e soffriva di una forma acuta di artrite. Filippo Tommaso resta molto turbato dalla prematura scomparsa del suo unico fratello, compagno di tanti giochi e imprese giovanili.
Nel 1899 si laurea in legge all’università di Genova con una tesi intitolata La corona nel governo parlamentare. Tuttavia non si occuperà mai di legge in vita sua, e anzi manifesterà sempre un’enorme avversione per gli avvocati e le leggi.
Nel frattempo il padre è tornato a Milano e ha preso in affitto un appartamento in Via Senato 2, arredandolo con oggetti orientali (tappeti persiani, vasi cinesi, lampade d’ottone egiziane, etc.). Le sorelle Angelini, Marietta e Nina, originarie di Godiasco (provincia di Pavia), sono le due giovani cameriere di casa Marinetti.
Le prime prove poetiche di Marinetti sono di tipo simbolista. Nel 1898 inizia la collaborazione con l’Anthologie Revue, rivista bilingue milanese che vuole promuovere il confronto culturale tra Italia e Francia. Sempre in quell’anno il suo poemetto Les vieux Marins viene premiato al concorso dei Samedis Populaires, organizzati da Catulle Mendès e Gustave Kahn.
Dopo questo successo collabora con diversi giornali, tra cui Vers et Prose, L’ermitage, La Plume, La rassegna latina, Iride, etc.
Nel 1902 pubblica La Conquête des Ètoiles, un poema in francese in 19 canti in cui descrive la guerra del mare contro le stelle. Sempre nel 1902 muore la madre Amalia.
Nel 1904 pubblica sempre in francese Le Roi Bombance, il suo primo grande lavoro teatrale, che sarà tradotto cinque anni dopo in italiano da Decio Cinti con il titolo Re Baldoria. Segue il dramma Poupées électriques, in cui vengono posti sulla scena due automi.
Nel 1905, in collaborazione con Sem Benelli e Vitaliano Ponti, fonda a Milano Poesia, rivista letteraria che chiuderà nel 1909, poco dopo la nascita del futurismo. Si tratta di una rivista d’avanguardia in cui trovano spazio soltanto discussioni sulla poesia; il compito è quello di pubblicare e far conoscere i migliori poeti italiani, francesi, tedeschi, inglesi etc. (Pascoli, D’Annunzio, Gozzano, Lucini, Trilussa, Morasso, Corradini, Miguel de Unanumo, Verhaeren, Gustave Kahn, Paul Fort, Jean Cocteau, Alfred Jarry, Paul Claudel, Catulle Mendès, Frédéric Mistral, Thomas Carlyle).
Nel 1907 il padre Enrico muore e lascia Filippo Tommaso erede di un notevole patrimonio, che verrà impiegato per la nascita e lo sviluppo del movimento futurista. Non si sa oggi con certezza l’ammontare di tale patrimonio ma si suppone una cifra trai venti e gli ottanta milioni.
Il 15 ottobre del 1908 Marinetti, mentre è alla guida della sua Fiat 4 cilindri, per evitare due incauti ciclisti va fuori strada e precipita in un canale: nessun danno per il giovane poeta.
Nel frattempo Marinetti inizia a manifestare posizioni decisamente nazionalistiche.
1908-1910: LA NASCITA DEL FUTURISMO
Verso la fine del 1908 viene maturando in Marinetti l’idea di fondare un nuovo movimento: il futurismo.
A gennaio del 1909 compare un primo volantino contenente i punti programmatici del manifesto futurista e la sezione conclusiva. Nel mese successivo alcuni quotidiani italiani pubblicano il manifesto di Marinetti. Il 20 febbraio 1909 il Manifesto del futurismo compare nella sua versione integrale (viene aggiunta una prima sezione in funzione di prologo) sulla prima pagina de Le Figaro di Parigi preceduto dal titolo Le futurisme.
Il critico teatrale Charles-Henry Hirsch sulle pagine del “Journal†stronca Le Roi Bombance di Marinetti, usando parole poco gentili anche nei confronti dei genitori del poeta. Marinetti è indignato e decide di reagire. Prende alla lettera una provocazione di un suo conoscente parlamentare, si reca al Thèâtre des Arts dove Hirsch sta seguendo Les Possédés di Lenormand, e gli assesta pubblicamente un sonoro ceffone. Hirsch al momento non riesce a reagire, ma nei giorni successivi decide di sfidare a duello Marinetti. Tocca al critico scegliere l’arma e la scelta cade sulla spada, arma in cui Hirsch si sente molto più forte rispetto al futurista. Il 16 aprile del 1909 alle ore 11 (orario scelto scaramanticamente da Marinetti) ha luogo il duello. I primi assalti sono piuttosto poveri di emozioni, in seguito Marinetti avverte una certa fatica al polso. Ma all’undicesima ripresa il futurista decide di rischiare un affondo e ferisce all’avambraccio destro il rivale. I medici non riescono a fermare il sangue e Hirsch deve ritirarsi. L'episodio desta grande clamore nell'ambiente parigino.
La nascita del futurismo è accolta da artisti e intellettuali con pareri contrastanti, ma del nuovo movimento si parla ormai in tutto il mondo. Marinetti intraprende un’operazione propagandistica a largo raggio, impensabile per quei tempi, utilizzando tutte le tecniche promozionali allora a disposizione (manifestazioni, volantini, locandine, libri in omaggio, etc.).
Trai primi ad aderire sono i poeti Paolo Buzzi ed Enrico Cavacchioli.
Nell’aprile del 1909 pubblica il suo secondo manifesto Uccidiamo il chiaro di luna!, destinato a diventare uno dei suoi testi più noti.
Tra il 1909 e il 1910 vengono pubblicati il romanzo Mafarka le futuriste e la sua traduzione italiana Mafarka il futurista (sempre a cura di Decio Cinti). L’opera finisce sotto processo con l’accusa di pornografia. Marinetti, abile oratore, fa valere i suoi studi di legge e si difende con abilità . In più chiama come perito Luigi Capuana, che vede di buon occhio Marinetti e il futurismo. Lo scrittore verista arriva da Catania e pronuncia un discorso a favore della libertà dello scrittore e dell’opera di Marinetti. Il processo scatena un grande interesse sulla stampa e si conclude con l’assoluzione del fondatore del futurismo. Ma in appello Marinetti sarà condannato a due mesi di carcere, che saranno convertiti in una multa e nel divieto di circolazione per l’opera.
1910-1913: L'ADESIONE DEI PITTORI AL MOVIMENTO E LE SERATE FUTURISTE
Il 1910 è l’anno delle prime serate futuriste. La prima si svolge il 12 gennaio del 1910 al Politeama Rossetti di Trieste. Al fianco di Marinetti ci sono Aldo Palazzeschi e il siciliano Armando Mazza, che ha il compito di declamare il manifesto del futurismo. Marinetti è, come sempre, audacissimo: “Disprezziamo e combattiamo tutte le forme di obbedienza, di docilità , d’imitazione, i gusti sedentari, e glorifichiamo i nomadi, i refrattari e le grandi belve libereâ€. Notevole anche il passaggio conclusivo del discorso: “Ma noi Futuristi, noi Estrema Sinistra della letteratura, ce ne rallegriamo, poiché solo temiamo le facili approvazioni e gl’insipidi elogi dei mediocriâ€. Ma la serata verrà ricordata soprattutto per gli affondi di Marinetti contro la Triplice Alleanza e l’Austria.
La seconda serata ha luogo il 15 febbraio dello stesso anno al Teatro Lirico di Milano. La serata si trasforma in una manifestazione irredentista antiaustriaca e finisce presto in rissa.
Nel febbraio del 1910 aderiscono al movimento di Marinetti Umberto Boccioni, Carlo Carrà e Luigi Russolo, che poco dopo stenderanno i manifesti della pittura futurista. Poco più tardi farà il suo ingresso nel gruppo Gino Severini e durante l’estate anche Giacomo Balla.
L'otto marzo è il turno della serata al Politeama Chiarella di Torino, che vede l’esordio dei pittori futuristi Boccioni, Russolo e Carrà . Introduzione di Marinetti, seguita dalla declamazione di Armando Mazza del manifesto, quindi Boccioni legge il manifesto dei pittori. Concludono Marinetti, Mazza e Palazzeschi che declamano poesie futuriste. Solite zuffe e soliti insulti in sala.
Per la quarta serata vengono scelti la città di Napoli e il Teatro Mercadante. È il 20 aprile 1910. Poco prima Marinetti aveva conosciuto Francesco Cangiullo, che sarà da quel momento un fedele compagno di viaggi. Qui Marinetti mostra una capacità di adattamento straordinario e riesce a far breccia nel pubblico partenopeo con ripetute trovate: “Ad un tratto – ricorderà in seguito -, fra le parabole delle patate e delle frutta fradice, io riuscii a prendere al volo un arancio, lanciato contro di me. Lo sbucciai con la massima calma e cominciai a mangiarlo, a spicchi, lentamenteâ€.
Il primo agosto 1910 i futuristi sono di scena al Teatro La Fenice di Venezia. Qui Marinetti declama un discorso futurista ai veneziani, destinato a restare celebre.
L’anno successivo le opere dei futuristi Carrà , Boccioni e Russolo, esposte alla Prima Esposizione di Arte Libera, che vede, vengono giudicate assai negativamente da Ardengo Soffici. I tre poeti, capeggiati da Marinetti, si recano a Firenze per vendicare l’offesa. Ne nasce una zuffa al Caffè delle Giubbe Rosse, luogo di ritrovo dei vociani. La lite prosegue il giorno dopo in stazione tanto animatamente che futuristi e vociani vengono portati al commissariato. Ed è proprio lì che nasce il sodalizio intellettuale trai due gruppi, con la formazione del ramo fiorentino del futurismo.
Il 9 ottobre del 1911 Marinetti si imbarca a Palermo per raggiungere la Libia, dove infuria la guerra tra italiani e turchi. Parte come inviato de L’intransigeant, giornale francese. Il 12 ottobre arriva insieme anche ad altri giornalisti e si stabilisce con loro all’Hotel Minerva. Tutto sembra procedere tranquillamente, quando il 23 ottobre si scatena la controffensiva turca, che massacra diversi soldati italiani. Ma le truppe italiane reagiscono presto, respingono l’attacco turco e danno luogo ad uan violenta repressione nei confronti dei nemici. Il 5 novembre Vittorio Emanuele III proclama la sovranità italiana su Tripolitania e Cirenaica. Nel frattempo Marinetti prende appunti sulla battaglia; quanto tornerà in Italia scriverà La battaglia di Tripoli, che sarà oggetto di numerose declamazioni pubbliche.
Nel 1911 Marinetti lascia la casa in Via Senato e si trasferisce in Corso Venezia 61, detta Casa Rossa per il colore della facciata.
Il 12 maggio del 1912 Marinetti pubblica il Manifesto tecnico della letteratura futurista, destinato a sconvolgere il tradizionale assetto del linguaggio poetico. Tra le altre cose le teorie di Marinetti propongono la distruzione della sintassi, l’abolizione della punteggiatura, l’immaginazione senza fili e le parole in libertà . Il manifesto desta ovunque un enorme interesse. Anche per il resto dei futuristi, che ancora si esprimono in versi liberi, sono teorie che precorrono i tempi. Saranno in diverso modo debitori a Marinetti per queste anticipazioni grandi poeti della prima metà del Novecento, tra cui Ungaretti, Apollinaire ed Ezra Pound.
Nell’estate del 1912 Marinetti parte per i Balcani con la propria automobile, un’Isotta Fraschini. È imminente il conflitto tra bulgari e turchi. In ottobre, perduta l’automobile per un guasto, si serve di un convoglio che lo trasporta dove infuriano i combattimenti. Giunge ad Adrianopoli, città strenuamente difesa dai turchi, comandati da Sciukri Pascià , e presa d’assedio dall’esercito bulgaro. Qui può ascoltare i rumori della guerra e prendere quegli appunti che gli forniranno il materiale per la composizione del poemetto Zang Tumb Tumb, la prima opera che usa la tecnica parolibera.
1913-1914: LACERBA, I FUTURISTI FIORENTINI E LE PRIME PROPOSTE POLITICHE
Intanto a Firenze è nata la rivista Lacerba ad opera di Papini e Soffici, fuoriusciti da La Voce. Lo spirito contestatore di Papini e la sua violenza verbale rendono le posizioni lacerbiane assai affini a quelle dei futuristi, tanto che nasce presto un’alleanza trai due gruppi e Lacerba diventa una rivista futurista. I due gruppi sono assieme nei due appuntamenti del 1913 al teatro Costanzi di Roma. Durante il primo – è il pomeriggio del 21 febbraio - Papini deve leggere il suo Discorso contro Roma e Benedetto Croce, ma, disturbato e interrotto dal pubblico indispettito, non riesce a rispondere efficacemente alle provocazioni. La serata del 9 marzo vede la partecipazione del musicista Pratella. Ma il pubblico si ribella prestissimo e i musicisti fuggono. Sono presenti anche Marinetti con Boccioni, Balla, Folgore e Soffici. Infuriano le risse, gli insulti e il lancio di frutta e verdura. Ma l’ultima mossa spetta a Marinetti, che all’uscita dal palco prende a calci nel sedere il principe Altieri. Il 12 dicembre dello stesso anno è invece la volta della serata al Teatro Verdi di Firenze, con la presenza di Marinetti, Boccioni, Cangiullo, Soffici, Papini e Tavolato. Scoppia presto il solito finimondo. Il fondatore del futurismo, colpito ad un occhio da una patata, si lancia in una delle sue memorabili tirate. “Siete seimila mediocrità contro otto artisti dei quali non potete negare il formidabile ingegno! Non ci farete indietreggiare neanche a revolverate!â€
Sempre nel 1913 Marinetti pubblica su Lacerba un articolo tecnico sulla nuova tecnica poetica, in cui dimostra che il paroliberismo è il frutto delle trasformazioni scientifiche della vita moderna, anticipando in diversi passi le successive teorie di McLuhan.
Nell’ottobre del 1913 Marinetti pubblica con Boccioni, Carrà e Russolo un programma politico futurista, piuttosto schematico e poco definito. Un programma sostanzialmente nazionalista a cui si aggiungono le idee futuriste contro la tradizione, l'accademismo e il culto del passato. In questo periodo Marinetti va comunque accentuando il suo impegno politico.
Saranno motivazioni politiche, unite ad altre prettamente artistico-letterarie, a causare la rottura tra il gruppo futurista di Lacerba e quello di Marinetti. Il 14 febbraio del 1915 proprio su Lacerba appare l’articolo Futurismo e Marinettismo, in cui Marinetti viene accusato apertamente di dogmatismo. Di fatto è la fine dell’alleanza trai due gruppi.
1914: IN RUSSIA
Il futurismo e i suoi manifesti hanno avuto diffusione ovunque, anche in Russia. Alcuni artisti russi hanno dato vita a movimenti assai affini per spirito e contenuti a quello futurista. I membri di uno di questi gruppi, i gilejani, si fanno chiamare cubofuturisti (e tra loro c’è Vladimir Majakovskij), i membri di un altro sono conosciuti come egofuturisti. Le influenze marinettiane sono evidenti, ma non tutti i russi sono disposti ad accettarle.
Il 20 giugno 1913, durante un’esposizione di sculture di Boccioni a Parigi, Marinetti viene invitato da Genrich Tastéven in Russia, per una serie di incontri e dibattiti. Il futurista accetta di buon grado e il viaggio viene concordato per i primi mesi dell’anno seguente. E infatti dall’8 al 28 febbraio del 1914 Marinetti si reca in Russia, a Pietroburgo e Mosca. Lo accompagna un giovanissimo futurista calabrese, il diciottenne Antonio Marasco. Per il lungo viaggio Marinetti preferisce la nave, per gli spostamenti interni si servirà delle ferrovie.
Trai futuristi russi qualcuno ammira Marinetti, altri lo vedono con ostilità . Marinetti impressiona i russi, e soprattutto le russe, per le sue declamazioni, la sua sicurezza e la sua eleganza. Viene invitato dal ricchissimo petroliere armeno Mantacev nella sua residenza, sfarzosa e sorprendente. Tra ragazze affascinanti e una sala dei paradisi artificiali, il poeta futurista riuscirà persino a battere il ricco armeno in una gara a chi beve più champagne. Marinetti propone ai russi di stringere un’alleanza comune futurista. Ma non tutti i futuristi russi sono d’accordo e le differenze tra i due movimenti finiscono per essere amplificate rispetto alle affinità . In particolare Majakovskij proverà in tutti i modi ad ostacolare gli interventi di Marinetti. Ma in seguito lo stesso Majakovskij e anche Michel Larionov, il maggior esponente del movimento raggista, avranno parole di stima per il fondatore del futurismo.
Tornato in Italia, Marinetti ha subito un impegno fondamentale: la serata al Teatro Dal Verme di Milano. È il 21 aprile del 1914 e per la prima volta il pubblico potrà ascoltare gli intonarumori inventati pochi mesi prima da Luigi Russolo, già autore nel 1913 del manifesto “L’arte dei rumoriâ€. Ma subito il pubblico inizia a disturbare in ogni modo l’esecuzione e ad urlare, e il teatro si trasforma presto in un ring, in cui Marinetti come sempre è protagonista.
1914-1918: GUERRA SOLA IGIENE DEL MONDO
È il 1914: l’anno dell’attentato di Sarajevo e dello scoppio della prima guerra mondiale. Marinetti e altri futuristi, fedeli alla teoria futurista che vede nella guerra un modo per fare pulizia del vecchio mondo e ricostruirne poi uno nuovo migliore e più moderno, si lanciano in accese manifestazioni interventiste. D’altra parte in Italia Marinetti non è certo l’unico pensatore a schierarsi per l’intervento in guerra: Salvemini e Amendola non sono su posizioni troppo distanti. Il 20 settembre 1914 viene pubblicato il manifesto Sintesi futurista della guerra, in cui viene presentato graficamente un cuneo di popoli futuristi che sferrano l’attacco al passatismo rappresentato dall’Austria, dalla Germania e dalla Turchia.
Nel frattempo Marinetti dà vita ad una delle sue intuizioni più significative: il teatro sintetico. Molte sintesi teatrali hanno per argomento la guerra (Antineutralità , La camera dell’ufficiale, etc.).
Il 12 aprile 1915 Marinetti è arrestato: con lui ci sono i futuristi Balla, Corra e Settimelli e un giovane Mussolini. L’Italia sta per entrare in guerra, l’interventismo ha vinto. Marinetti si arruola con altri futuristi ( Boccioni, Sant’Elia, Russolo, Piatti, Sironi, Funi etc.) nel “Battaglione lombardo volontari ciclisti e automobilistiâ€. Durante la guerra Marinetti annota spesso il susseguirsi delle operazioni militari. A novembre dello stesso anno il battaglione viene sciolto.
Il 1 giugno 1916 inizia la pubblicazione della rivista “L’italia futuristaâ€, che nelle intenzioni di Marinetti dovrà colmare il vuoto lasciato da Lacerba e dovrà essere il primo giornale dinamico italiano con alcuni redattori che combattono realmente. La direzione è affidata ad Emilio Settimelli e Bruno Corra. Oltre ai due collaborano alla rivista Arnaldo Ginna e Maria Ginanni, (rispettivamente fratello e sorella di Corra: il loro vero cognome è Ginanni Corradini), Mario Carli, Primo Conti, Remo Chiti, Rosa Rosà , Eva Kühn Amendola e molti altri. Nel 1916 esce Vita futurista, il primo film futurista, di Marinetti, Ginna, Corra, Settimelli e Balla. Verrà proiettato il 28 gennaio del 1917 al teatro Niccolini di Firenze. Il manifesto del cinema futurista è dell’11 settembre 1916 e porta le firme di Marinetti, Corra, Settimelli, Ginna, Balla e Chiti.
Il 17 agosto muore il pittore Boccioni in seguito ad una semplice caduta da cavallo.
Nei mesi di settembre e ottobre del 1916 Marinetti partecipa ad un addestramento presso il lago di Bracciano nel terzo reggimento di artiglieria da fortezza in compagnia del futurista romano Luciano Folgore. Qui lo raggiunge la notizia della morte di un altro tra gli animatori del movimento futurista: l’architetto Antonio Sant’Elia, ventottenne, ha perso la vita il 10 ottobre.
Il 26 dicembre Marinetti è trasferito nuovamente in una zona di guerra, presso una scuola di tiro del corpo dei bombardieri a Susegana con il grado di sottotenente. Raggiunge il fronte nel febbraio 1917, con la 73a batteria bombarde, nei pressi di Gorizia. Ma a marzo il poeta si ammala di broncopolmonite ed è ricoverato in ospedale, dove riceve diverse visite. Ad aprile è dimesso, passa nella 161a batteria bombarde e raggiunge la prima linea Plava-Zagora, dove infuria la battaglia. Marinetti combatte coraggiosamente e con grande convinzione. Nel corso di un’operazione di soccorso ad un soldato, il poeta viene colpito da uno scoppio di una granata e riporta una ferita che interessa la coscia sinistra e l’addome. Viene trasferito prima in infermieria, poi all’ospedale di Cividale, infine in quello di Udine. Qui riceve la visita di Gabriele D’Annunzio, che gli porta in dono un mazzo di fiori rossi. Nel settembre 1917 Marinetti riceve la prima medaglia al valore, è nominato tenente ed è spedito al fronte con il 23o gruppo bombarde, a nord di Monfalcone. Ad ottobre partecipa alla ritirata di Caporetto, ripiegando con grande dignità mentre assiste intorno a lui ad una fuga scomposta.
Nei mesi successivi sarà ancora trai bombardieri, quindi a luglio del 1918 viene trasferito a Genova, per l’addestramento degli ufficiali del corpo di automitragliatrici blindate. A Genova c’è anche Mussolini, convalescente per una ferita, che manifesta il desiderio di incontrare Marinetti. Il 18 luglio i due si incontrano. Il futurista inizia ad avere per Mussolini un atteggiamento oscillante tra un’istintiva attrazione e uno scetticismo di fondo per alcune posizioni che gli sembrano reazionarie e autoritarie.
Marinetti torna al fronte con l’8a squadra blindata e partecipa all’offensiva di Vittorio Veneto. Sarà il primo ad entrare, il 4 novembre, ad Aviano e a Tolmezzo con la sua autoblinda. Sarà decorato con una seconda medaglia al valore.
1918-1920: FUTURISMO, ARDITISMO, FASCISMO
Nel 1918 Marinetti decide di iniziare ad occuparsi in maniera più convinta e continua di politica. Pubblica quindi il “Manifesto del partito futurista italianoâ€, in cui convergono gran parte delle idee politiche di Marinetti: nazionalismo rivoluzionario, lotta contro l’analfabetismo, scuole laiche, abolizione del Senato, anticlericalismo, suffragio universale per tutti gli uomini e le donne, divorzio, preparazione alla socializzazione delle terre, libertà di sciopero, di riunione, di organizzazione, di stampa, abolizione della polizia politica, giustizia gratuita, pensioni operaie, riforma radicale della burocrazia. In questa occasione Marinetti si preoccupa di distinguere l'azione politica futurista da quella artistica (“Il partito politico futurista che noi fondiamo oggi, e che organizzeremo dopo la guerra, sarà nettamente distinto dal movimento artistico futuristaâ€).
Nell’estate del 1918 Marinetti incontra Mario Carli con cui trova numerosi punti di contatto e pone le basi per un’alleanza tra arditi e futuristi. A settembre esce il primo numero di un nuovo giornale, “Roma futuristaâ€, giornale del partito politico futurista, diretto da Carli, Marinetti e Settimelli. Uno dei temi più presenti è quello dell’emancipazione femminile.
A dicembre a Firenze e a Roma nascono i primi fasci politici futuristi.
Nei primi mesi del 1919 incontra nuovamente Mussolini e ne riceve ancora impressioni contrastanti. Il 23 marzo alla riunione per la fondazione dei fasci di combattimento che si tiene a Milano in piazza San Sepolcro si esprime criticamente nei confronti di alcune tendenze reazionarie, ma entra comunque a far parte del comitato centrale dei fasci. Nei mesi seguenti si accentuano le divergenze tra fascisti e futuristi. Su “Roma futurista†il partito di Marinetti e Carli indica i propri alleati negli anarchici e nei libertari, non nei nazionalisti reazionari e nei clericali. Mussolini ovviamente non è di questo avviso.
È questo il periodo in cui conosce Benedetta Cappa, giovanissima romana che studia pedagogia, frequenta lo studio di Balla e ha già simpatie futuriste. Il poeta, che ha ventuno anni più della ragazza, si sente subito attratto dalla sua bellezza e dalla sua intelligenza e presto se ne innamora. Diventerà la donna della sua vita.
Il 15 aprile 1919 è coinvolto nell’assalto all’“Avantiâ€; in seguito dichiarerà di non essere responsabile dell’incendio del quotidiano.
Durante l’estate arriva la notiza della presa di Fiume ad opera di D’Annunzio. L’impresa esalta Marinetti, che si reca subito a Fiume, entrando in contatto con quell’ambiente intriso di ribellismo e trasgressione, e con personaggi eccentrici come l’aviatore Guido Keller. Resta un po’ deluso da D’Annunzio perché non sa improvvisare nei comizi e perché, anche lui, gli sembra in fondo un reazionario. Constatate diverse divergenze tra i futuristi e la maggioranza dei fiumani, che sono monarchici, Marinetti abbandona Fiume.
In questo periodo scrive Democrazia futurista, in cui raccoglie una serie di riflessioni politiche, in cui prende parte a favore degli anarchici e contro i reazionari.
Alle elezioni politiche del 16 novembre 1919 si presenta con il “blocco fascista†di Mussolini, che non riesce ad eleggere nessun rappresentante. Il giorno dopo Mussolini e Marinetti vengono portati in carcere, in seguito a disordini sorti tra fascisti e socialisti e al ritrovamento di rivoltelle e bombe nei locali gestiti dai fascisti e dagli arditi. In questo periodo si acuiscono i punti di divergenza tra futuristi e fascisti: in particolare le posizioni futuriste anticlericali, antimonarchiche e favorevoli agli scioperi non sono accettate da Mussolini. Il 29 maggio del 1920 Marinetti e Carli escono ufficialmente dal comitato dei fasci.
Il 15 agosto pubblica Al di là del Comunismo, uno dei suoi scritti politici più interessanti, in cui critica il comunismo, “esasperazione del cancro burocraticoâ€, e esalta l’individualismo anarchico e gli artisti che prenderanno il potere.
1920-1928: DISORIENTAMENTO E RITORNO ALL’ORDINE
Il 1920 è l’anno in cui si consolida il rapporto di Marinetti con Benedetta (il poeta la chiamerà sempre Beny). Con lei il poeta riscopre una vena sentimentale e rivede le sue teorie relative ad un amore tutto ridotto all’attrazione fisica. Ed è proprio ispirato dalle nuove sensazioni che produce in lui Benedetta che Marinetti crea il Tattilismo, riscoprendo il valore del senso del tatto e impiegandolo a fini artistici. Nasceranno in breve le tavole tattili, sulle quali vengono incollati materiali di diversa natura in grado di suscitare al tatto differenti sensazioni.
Sempre al 1920 risale l’interessamento di Gramsci per Marinetti. Il giovane intellettuale mostra un grande interesse per l’avanguardismo futurista e pubblica su L’ordine nuovo un articolo intitolato Marinetti rivoluzionario?. In realtà Gramsci ha intuito che l’anima del futurismo è profondamente ribelle e favorevole alle masse operaie e cerca di capire se può convergere in qualche modo nel ribellismo di sinistra. In realtà nel movimento futurista sono presenti addirittura frange simpatizzanti del bolscevismo (Paladini, Pannaggi). Ma la gran parte degli intellettuali comunisti giudicano pericoloso l’avvicinamento ai futuristi, che da parte loro non sono disposti a cedere su diversi punti, e quindi le due parti si allontanano.
Il 14 gennaio del 1921 parla del Tattilismo a Parigi, nel corso di una conferenza al Théatre de l’Oeuvre, ma è contestato dai dadaisti, che ormai dominano la scena avanguardistica parigina.
L’11 maggio 1922 viene rappresentato al Teatro Verdi di Pisa Il tamburo di fuoco, dramma di Marinetti in 3 atti, accompagnato dagli intonarumori di Russolo. L’autore è ormai lontano dalle sperimentazioni del teatro sintetico e torna ad una drammaturgia più tradizionale.
Dell’estate del 1922 è il romanzo Gli indomabili, “libro paroliberoâ€, secondo la definizione dell’autore. È un altro testo di impianto piuttosto tradizionale, con addirittura qualche recupero dantesco.
Ma nel frattempo Mussolini si è affermato con sempre maggiore forza e convinzione. Il 28 ottobre del 1922, mentre i fascisti marciano su Roma, Marinetti è a Milano; ma pochi giorni dopo il suo nome comparirà , insieme a quelli di Carli, Corra, Settimelli, Carrà , Sironi e altri futuristi, in un saluto augurale pubblicato sul Popolo d’Italia.
Nel frattempo anche gli Arditi si sono allontanati dai futuristi. Marinetti appare ora isolato, Mussolini, che è contrario ad un’arte di Stato, mostra di non tenere in molta considerazione il futurismo. A questo punto il poeta futurista decide di riavvicinarsi al fascismo, pur mantenendo fermi alcuni punti di divergenza.
Intanto nel 1923 Marinetti sposa finalmente Benedetta con una cerimonia semplice e riservata a pochissimi intimi. I testimoni sono Alberto Cappa, uno dei fratelli della sposa, e Umberto Notari.
Nel 1924 Marinetti deve incassare un duro colpo: l’esclusione dei futuristi italiani dalla Biennale di Venezia. Il fondatore del futurismo protesta vivacemente, ma ottiene solo l’appoggio dei futuristi veneziani. Altra delusione si consuma quando viene nominato ministro della pubblica istruzione il filosofo Giovanni Gentile, che agli occhi di Marinetti non merita di ricoprire quel ruolo e realizza una riforma scolastica “passatista e antifascistaâ€. Sempre nel 1924 pubblica il volume Futurismo e Fascismo, in cui indaga i rapporti e le differenze trai due movimenti.
Dal 23 al 25 novembre 1924 al teatro Dal Verme si svolgono le Onoranze nazionali di Marinetti e il Primo Congresso Futurista, organizzati da Mino Somenzi. Sono presenti Russolo, Depero e i nuovi futuristi (Fillia, Prampolini, Benedetta, Dottori, Mix); non partecipano invece Balla, Folgore, Pratella, Settimelli e Carli. Marinetti intende separare nettamente l’azione politica del fascismo da quella artistica del futurismo. Di fronte a posizioni politiche contrastanti espresse da futuristi di differente orientamento afferma: “Il nostro non è il congresso di un partito: è un raduno di amici futuristi, cioè liberi di pensare come vogliono e di agire come meglio credonoâ€. Tuttavia in questo momento Marinetti sembra voler riprendere lo spirito diciannovista del movimento. E invece Mussolini si sta lentamente allontanando da ogni estremismo.
Tra il 1924 e il 1925 lascia la casa milanese di Corso Venezia e si trasferisce a Roma con Benedetta, prima in una casa presa in affitto sulla via Salaria, poi definitivamente in piazza Adriana 30.
Nel giugno del 1925 incontra nuovamente Majakovskij, questa volta a Parigi. Il poeta russo ha il dubbio che Marinetti non sia più rivoluzionario. Il fondatore del futurismo cerca di rassicurarlo, spiegandogli che il fascismo è in Italia quello che il comunismo è in Russia.
Sempre nel 1925 esce l’antologia I nuovi poeti futuristi e debutta al Teatro di Villa Ferreri di Roma l’opera teatrale Prigionieri, che segue moduli piuttosto tradizionali.
Nel 1926 Marinetti si imbarca con Benedetta su un transatlantico per raggiungere il Brasile e l’Argentina. In quei paesi la sua fama è altissima ed è accolto ovunque trionfalmente dai numerosi simpatizzanti del futurismo; ma anche qui riceve qualche critica per le ormai note simpatie fasciste.
Nel 1927 Marinetti pubblica Scatole d’amore in conserva, una raccolta di racconti in parte già pubblicati in opere precedenti.
Nel frattempo Benedetta mette al mondo le prime due figlie, Vittoria (1927) e Ala (1928), che portano il futurismo già nel nome.
Il 20 settembre del 1928 organizza insieme a Carli e Settimelli la festa per i dieci anni di Roma futurista.
1929-1935: ACCADEMICO D’ITALIA, AEROPITTURA, AEROPOESIA
Il 18 marzo 1929 è nominato Accademico d’Italia. Il 27 ottobre, nel giorno dell’inaugurazione dell’Accademia d’Italia, Mussolini ritaglia uno spazio preciso per il futurismo: “Nell’Accademia passa così la vita dello spirito, la quale è continua, e complessa, e unitaria: dalla musica alla matematica, dalla filosofia all’architettura, dall’archeologia al futurismoâ€. In realtà che il capo del futurismo ricopra il ruolo di accademico è una contraddizione evidente. Molti futuristi restano delusi dal gesto di Marinetti, altri, tra cui Balla, sono delusi per non essere stati nominati anche loro. I futuristi de “L’impero†sono invece convinti che questa sia la strada da seguire. E Marinetti è convinto che da solo riuscirà a svecchiare l’Accademia.
Sempre nel 1929 pubblica il volume Marinetti e il futurismo. Negli ultimi anni Venti l’avanguardismo di Marinetti subisce l’influenza profonda dell’aereo, che in quel tempo andava perfezionandosi. Nel 1929 esce il Manifesto dell’Aeropittura, firmato da Balla, Benedetta Cappa, Depero, Dottori, Fillia, Marinetti, Prampolini, Somenzi e Tato, e destinato ad ispirare una lunghissima serie di aeropitture futuriste (Dottori, Tato, Fillia, Prampolini, la stessa Benedetta Cappa Marinetti, Crali e molti altri).
Nel 1929 esce Lo zar non è morto, un romanzo d’avventure, esempio di scrittura collettiva. I capitoli sono infatti scritti da 10 autori dei più diversi orientamenti letterari: e tra loro c’è Marinetti, che scrive anche la prefazione al volume.
Nel 1930 pubblica Novelle con le labbra tinte, raccolta di racconti in cui Marinetti propone varianti a scelta, e Simultanina, ultimo lavoro teatrale.
Il 28 dicembre del 1930 pubblica sulla Gazzetta del Popolo di Torino il Manifesto della cucina futurista, che suscita subito un grande clamore, soprattutto per la coraggiosa campagna contro la pastasciutta. La prima cena futurista risale all’8 marzo 1931, presso la Taverna del Santopalato di Torino. L’ambiente è stato preparato con cura da Fillia e Diulgheroff, il pasto comprende solo ricette futuriste, dall’Antipasto intuitivo al Carneplastico e al Pollofiat.
Nel 1931 esce il Manifesto dell’aeropoesia, destinato anch’esso ad ispirare un certo numero di aeropoeti. Nello stesso anno scrive con Fillia il Manifesto dell’arte sacra futurista, prestando attenzione alla dimensione divina e religiosa. È del 1931 anche Spagna veloce e toro futurista, in cui prende le difese dell’animale da corrida. È uno dei suoi testi complessivamente meglio riusciti, per maturità tecnica e partecipazione umana.
In questi anni più di una volta Marinetti si distingue per l’aiuto offerto a figure legate al movimento antifascista. È il caso di Ferruccio Parri e dei comunisti napoletani Ugo Arcuno e Guglielmo Peirce.
Nel 1932 vengono pubblicate le Parole in libertà futuriste olfattive tattili termiche. La novità è costituita dal fatto che le pagine non sono di carta, ma di latta. È la celebre “litolatta†di Tullio d’Albisola, che si occupa dell’aspetto grafico dell’opera, lasciando quello lirico a Marinetti.
Il 20 settembre del 1932 nasce la terza figlia, a cui viene attribuito un altro nome decisamente futurista: Luce.
Nel 1933 pubblica Il fascino dell’Egitto, opera che in cui si proietta nuovamente nel mondo africano.
Nel 1934 pubblica con Somenzi e Mazzoni il Manifesto dell’architettura aerea e con Giuntini il Manifesto futurista dell'aeromusica sintetica.
Sempre nel 1934, in occasione di un congresso a Milano, scrive con Ginna il Manifesto del naturismo futurista, in cui vengono teorizzate soluzioni per garantire l’equilibrio tra l’uomo e la natura, tra la tecnologia e l’ambiente.
Durante i mesi di febbraio e marzo del 1934 Marinetti presenta ad Amburgo e poi a Berlino un’Esposizione Futurista di Aeropittura. In quell’occasione il fondatore del futurismo subisce i primi attacchi dalla cultura ufficiale nazista, dichiaratamente contraria all’arte d’avanguardia.
Nel 1935 è pubblicato l’Aeropoema del Golfo della Spezia, primo esempio di aeropoesia marinettiana.
1935-1944: DALL’ETIOPIA AL SECONDO CONFLITTO MONDIALE
Nel 1935 Marinetti partecipa come volontario all’invasione dell’Etiopia con la divisione 28 Ottobre, capeggiata dal generale Somma. Parte il 22 ottobre dal porto di Napoli con il piroscafo Calabria. La sua divisione avrà il compito di occuparsi dell’altopiano del Tembien, una zona torrida, desolata e ricca di insidie. Il poeta dà prova in più di un’occasione di possedere una grande umanità e un grande rispetto anche del nemico. Durante i giorni di guerra prende appunti o detta a Pino Masnata le sue impressioni. Ne nasce il Poema africano della Divisione 28 Ottobre, che declama già durante quei giorni di guerra tra l’entusiasmo degli altri soldati italiani. Quando torna in Italia è il maggio del 1936 e il poeta ha ormai 60 anni.
Nel 1936 muore, appena trentaduenne, Fillia. Marinetti perde così uno dei più brillanti e versatili rappresentanti del secondo futurismo.
Dal 5 al 15 settembre del 1936 Marinetti partecipa al congresso del Pen Club, a Buenos Aires. Dopo essersi schierato contro il nazismo e contro l’antisemitismo, ribadisce la sua solidarietà agli artisti tedeschi d’avanguardia perseguitati dal regime hitleriano e ricorda che il fascismo persegue una linea più tollerante con gli artisti italiani. Ma presto nascono dissidi politici e Marinetti si ritrova in minoranza. Il francese Jules Romains vuole escluderlo dal Pen Club per le sue idee belliciste, che contrastano in modo tanto evidente con il pacifismo dell’associazione. L’anno successivo il congresso si tiene a Parigi (è il giugno del 1937) e poiché Marinetti non è gradito dai francesi la delegazione italiana non partecipa in segno di protesta.
Nel giugno del 1937 si tiene a Monaco la celebre mostra sull’arte degenerata, in cui l’arte d’avanguardia viene assimilata all’anarchia politica e culturale ed è messa al bando da Hitler e Rosenberg perché giudicata pericolosa. In Italia la posizione del fascismo nei confronti dell’avanguardia artistica è molto più morbida e questo soprattutto per merito di Marinetti. Il poeta futurista, che occupa un ruolo importante nella cultura italiana, è infatti costantemente in prima linea nel difendere la libertà espressiva non solo dei futuristi, ma di tutti gli artisti contemporanei. Il primo agosto 1937 dalle pagine del periodico parigino “Il merlo†critica duramente la politica culturale di Hitler e precisa che in Italia Mussolini non segue la stessa linea e dà spazio all’avanguardia futurista. Ma nel frattempo anche in Italia qualche critico abbraccia posizioni simili a quelle hitleriane. È il caso di Telesio Interlandi e Farinacci, che attaccano apertamente Marinetti e il futurismo.
Nel 1937 Marinetti inventa la La poesia dei tecnicismi, con cui vuole rinnovare la tradizione della letteratura scientifica. Nascono così Il Poema del vestito di latte (1937, con illustrazioni di Bruno Munari), in cui pubblicizza la lanital, fibra ricavata dalla caseina, e il Il poema di Torre Viscosa (1938), in cui espone i procedimenti di trattamento della cellulosa.
Il 10 febbraio 1938 vede D’Annunzio per l’ultima volta a Gardone. Regala al Vate una leva di comando di un trimotore Caproni. Qualche giorno dopo D’Annunzio morirà e Marinetti resterà sinceramente dispiaciuto per la scomparsa del compagno di tante avventure artistiche e umane.
Nel novembre del 1938 dalle pagine de “Il Tevere†Telesio Interlandi accusa di internazionalismo il futurismo e Marinetti. Il fondatore del futurismo non è intenzionato ad incassare il colpo e con decisione respinge al mittente le critiche. Il 3 dicembre 1938 al teatro delle Arti Marinetti è il grande protagonista di una serata memorabile. Sono in sala i rappresentanti di tutta l’arte moderna, futuristi, razionalisti (Giuseppe Terragni), astrattisti (Osvaldo Licini). Marinetti si presenta in sala con una mitragliatrice in spalla e pronuncia parole di fuoco contro Farinacci, Interlandi e gli altri critici filotedeschi e in difesa del futurismo e dell’arte moderna. Nella stessa serata sorprenderà tutti portando sul palco persino la moglie e le tre figlie.
Nel settembre del 1939 è ricoverato d’urgenza a causa di un’ulcera duodenale.
Il 24 dicembre 1939 pubblica sul Giornale d’Italia il Manifesto del romanzo sintetico.
Nel giugno del 1940 deve subire una complessa operazione all’addome, una gastroenterostomia, eseguita dal professor Raffaele Bastianelli. Segue un periodo di convalescenza e forzato riposo. Torna nella sua casa romana solo nel mese di novembre, notevolmente dimagrito e invecchiato.
Il 22 gennaio del 1941, durante la rappresentazione di Piccola città di Thornton Wilder al teatro Argentina di Roma, Marinetti e altri futuristi accusano gli attori di essere dei “copiatori del futurismoâ€.
Marinetti ha speso tutta la sua fortuna per promuovere il movimento futurista e ora si trova in difficoltà economiche. Attraverso il senatore Manlio Morgagni riesce ad ottenere un assegno mensile dal regime. L’assegno è di quindicimila lire e ne usufruirà dalla primavera del 1941 al 1943.
Sempre nel 1941 ristampa con l’editore Sonzogno Come si seducono le donne, ma Pavolini, ministro della Cultura Popolare, ordina di sequestrare il testo.
Il 27 luglio 1942 Marinetti, accompagnato dalla moglie e dalle tre figlie, parte dalla stazione di Verona per un’altra esperienza in guerra: questa volta, a quasi 66 anni, lo attende la gelida Russia. Marinetti è tenente colonnello al comando delle Camicie Nere 23 Marzo, che ha compiti di supporto sulla riva destra del Don ed è parte dell’ARMIR, Ottava armata italiana in Russia. Ancora una volta annota sui suoi taccuini le varie fasi della guerra e declama pubblicamente le sue composizioni. Si ritrova persino ad abitare in un’isba con un amico futurista, il giovane ventinovenne Emilio Buccafusca. Quando arriva il gelo invernale, Marinetti è rimpatriato per scongiurare un peggioramento delle sue condizioni di salute. È il 5 novembre e il poeta futurista tornerà dopo un lungo viaggio in Italia. L’esperienza della guerra in Russia sarà raccontata dal poeta in Originalità russa di masse distanze radiocuori, opera pubblicata dopo la sua morte.
La guerra ha ancora più minato le condizioni di salute del poeta, che subisce nel 1943 due crisi cardiache che lo costringono a passare un lungo periodo a letto. Intanto in estate la situazione in Italia precipita. Dopo l’8 settembre restare a Roma non è sicuro e così in ottobre Marinetti e la famiglia lasciano la casa di piazza Adriana e partono dalla stazione Termini per raggiungere Venezia. Si stabilisce prima nella pensione Seguso, poi in un palazzo sul Canal Grande. Marinetti ha aderito alla RSI, continua a scrivere e a dettare, ma è molto affaticato dai problemi di salute e sfiduciato a causa della difficile situazione italiana. Nel 1944 pubblica, con le edizioni Erre, L’aeropoema di Cozzarini, in omaggio al tenente morto combattendo contro le truppe angloamericane. Ma scrive anche molti altri testi, che saranno editi solo dopo la sua morte (La grande Milano tradizionale e futurista, Firenze biondazzurra sposerebbe futurista morigerato, Una sensibilità italiana nata in Egitto). Sorprende anche la stesura de L’aeropoema di Gesù, a testimoniare quanto il Marinetti violento anticlericale si sia ammorbidito negli ultimi anni.
Nel mese di luglio Marinetti lascia con la famiglia Venezia e si stabilisce prima sul lago di Garda, poi a Bellagio, sul lago di Como. È sua intenzione recarsi in Svizzera per potersi curare meglio. Durante la notte del 2 dicembre, poche ore dopo aver scritto su un quaderno della figlia Vittoria il Quarto d’ora di poesia della X Mas, Marinetti è colpito da un attacco cardiaco e muore.
Immediatamente la notizia fa il giro del mondo. Giungono trai primi Paolo Buzzi e Luigi Russolo, compagni di tante battaglie. Lo scultore Spartaco Di Ciolo esegue il calco del volto di Marinetti. Il funerale si svolge il 4 dicembre, nella chiesa di San Giacomo. Mussolini ordina che il poeta futurista riceva le esequie solenni di Stato. La cerimonia si svolge il pomeriggio del 5 dicembre, a Milano, nella chiesa di S. Sepolcro: Benedetta è con la figlia maggiore Vittoria, mentre Ala e Luce sono rimaste a Bellagio. Al termine del rito ci sarà una gran folla ad aspettare la salma: ufficiali, soldati, ministri, artisti, amici futuristi e tanta gente comune.
MANIFESTI E SCRITTI TEORICI
Manifesto del futurismo (20 febbraio 1909)
Uccidiamo il chiaro di luna (aprile 1909)
Contro Venezia passatista (27 aprile 1910)
Contro la Spagna passatista (giugno 1911)
Manifesto tecnico della letteratura futurista (11 maggio 1912)
Distruzione della sintassi - Immaginazione senza fili - parole in libertà (11 maggio 1913)
Il teatro di varietà (21 novembre 1913)
Abbasso il tango e Parsifal! (11 gennaio 1914)
Lo splendore gemotrico e meccanico e la sensibilità numerica (18 marzo 1914)
Il teatro futurista sintetico (1915)
Guerra sola igiene del mondo (1915)
La declamazione dinamica e sinottica (1916)
La nuova religione-morale della velocità (11 maggio 1916)
La cinematografia futurista (11 settembre 1916)
Manifesto della danza futurista (8 luglio 1917)
Manifesto del partito futurista italiano (1918)
Democrazia futurista (1920)
Contro il lusso femminile (11 marzo 1920)
Al di là del Comunismo (1920)
Il tattilismo (1921)
Il teatro della sorpresa (1921)
Futurismo e Fascismo (1924)
Marinetti e il futurismo (1929)
Manifesto dell'Aeropittura (1929)
Manifesto della cucina futurista (28 dicembre 1930)
La fotografia futurista (11 aprile 1930)
Manifesto dell'arte sacra futurista (1931)
Manifesto dell'aeropoesia (1931)
La cucina futurista (1932)
Manifesto futurista della radia (ottobre 1933)
Il romanzo sintetico (25 dicembre 1939)
La poesia dei tecnicismi (1940)
OPERE NARRATIVE, POETICHE E TEATRALI
La Conquête des Ètoiles, Parigi 1902
Gabriele D'Annunzio intime, Milano 1903
La momie sanglante, Milano 1904
Destruction. Poèmes liriques, Parigi 1904
Le Roi Bombance, Parigi 1905 (trad. it. Re Baldoria, di Decio Cinti, Milano 1910)
Les dieux s'en vont, d'Annunzio reste, Parigi 1908
Mafarka le Futuriste, Parigi 1909 (trad. it. Mafarka il futurista, di Decio Cinti, Milano 1910)
Poupées électriques, Parigi 1909
Le Monoplan du Pape, Parigi 1912 (trad. it. L'aeroplano del Papa, di Marinetti, Milano 1914)
La battaglia di Tripoli, vissuta e cantata da F. T. Marinetti, Milano 1912
Zang Tumb Tumb, Milano 1914
L'isola dei baci, Milano 1918
Les mots en liberté futuristes, Milano 1919
8 anime in una bomba, Milano 1919
Un ventre di donna, Milano 1919
L'alcova d'acciaio, Milano 1921
Gli indomabili, Piacenza 1922
Il tamburo di fuoco, Milano 1923
Scatole d'amore in conserva, Roma 1927
Prigionieri, Milano 1927
Vulcano, Milano 1927
Lo zar non è morto, 1929
Novelle con le labbra tinte, 1930
Simultanina, 1930
Spagna veloce e toro futurista, Milano 1931
Parole in libertà futuriste olfattive tattili termiche, 1932
Il fascino dell’Egitto, Milano 1933
L'Aeropoema del Golfo della Spezia, Milano 1935
Poema africano della Divisione 28 Ottobre, Milano 1937
Il poema del vestito di latte, Milano 1937
Il poema di Torre Viscosa, Milano 1938
Patriottismo insetticida, Milano 1939
Il poema non umano dei tecnicismi, Milano 1940
Canto eroi e macchine della guerra mussoliniana, Milano 1942
L’aeropoema di Cozzarini, 1944
Quarto d'ora di poesia della X Ms, postumo (1944)
Firenze biondazzurra sposerebbe futurista morigerato, postumo
La grande Milano tradizionale e futurista, postumo
L'aeropoema di Gesù, postumo
Una sensibilità italiana nata in Egitto, postumo
Originalità russa di masse distanze radiocuori, postumo
BIBLIOGRAFIA
G. AGNESE, Marinetti. Una vita esplosiva, Camunia, 1990
F. T. MARINETTI, Teatro (a cura di Jeffrey Schnapp), Mondadori, Milano 2004
F.T. MARINETTI, Teoria e invenzione futurista (a cura di Luciano De Maria), Mondadori, 1983
C. SALARIS, Marinetti. Arte e vita futurista, Editori Riuniti, 1997
G. E. VIOLA, Filippo Tommaso Marinetti, L'Epos, 2004
